INTERVISTE. Capitan Cristian Savani saluta il volley giocato: lo aspetta una carriera da procuratore

BRESCIA. L’ex capitano azzurro classe 1982 di Castiglione delle Stiviere ha recentemente annunciato il suo addio alla pallavolo giocata, dopo aver disputato l’ultima stagione a Dubai

Di Redazione | Mercoledì, 03 Giugno 2020 16:21

Cristian Savani


Savani nella sua carriera pallavolistica vanta di un glorioso palmarès, con il bronzo alle Olimpiadi, due ori e due argenti agli europei, un argento e due bronzi alla World League e un bronzo alla Grand Champions Cup, senza contare gli eccellenti risultati con i club più importanti della massima serie italiana e straniera tra Shangai e Qatar con moltissimi premi individuali come miglior giocatore e schiacciatore, oltre che miglior servizio.

Ma Cristian è sempre stato un ragazzo molto umile e disponibile, oltre che intraprendente sin da giovane; ricorda per Baloo Volley i suoi anni di esordio con la Gabeca Montichiari nel 2001, e da lì ha cominciato la sua ascesa tra i migliori giocatori azzurri delle ultime generazioni. Proprio a Montichiari confessa che avrebbe voluto concludere la sua carriera, ma la squadra non c’è più. Si definisce razionale e pronto a crearsi un nuovo futuro, insieme a moglie e figlia, proseguirà la sua carriera come procuratore.

Come ricordi gli anni della Gabeca Montichiari, quelli dei tuoi esordi in massima serie?

"A Montichiari è stato bellissimo perchè ho imparato tanto e soprattutto ci sono arrivato molto presto, sono riuscito a bruciare le tappe e soprattutto ho avuto un allenatore come Zanini che mi ha dato la possibilità di entrare in campo parecchio già dal primo anno di serie A, ero in panchina ma alla fine ho giocato più del 50% delle partite e già dal secondo anno giocavo titolare. Ho avuto la possibilità di farmi vedere sin dall’inizio e fare esperienza. Sono ricordi molto belli, pallavolisticamente sono cresciuto a Montichiari e ho fatto tutte le giovanili lì, riuscire ad arrivare in serie A a vent’anni era il mio sogno. Mi dispiace che sia “sparita”, mi sarebbe piaciuto anche chiudere lì".

Credi che Top Team Mantova ora militante in serie B possa tornare ad alti livelli

"Non ho seguito molto sinceramente e non ho molta idea della realtà mantovana, spero però che a Montichiari qualcosa nasca, ora c’è il femminile, ma lì si è sempre respirato il clima della pallavolo da una vita e spero che un giorno possa rinascere una nuova squadra anche maschile".

In recenti interviste hai spiegato che hai dato l’addio al volley professionistico rinunciando all'offerta di un secondo anno a Dubai per la tua tenuta fisica, non hai mai pensato di tornare invece in categorie inferiori e toglierti qualche altra soddisfazione? Pensi di proseguire nell'ambito della pallavolo come tecnico/dirigente o ti dedicherai ad altro?

"Avevo un’altra offerta ma per motivi familiari e soprattutto fisici ho deciso di smettere. Ho avuto un’ottima offerta lavorativa come procuratore, è una cosa che mi ha sempre ispirato molto. Ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto fare o il dirigente di qualche società ambiziosa oppure il procuratore, ho avuto questa possibilità e l’ho presa al balzo. Avevo idea da qualche anno di lasciare la pallavolo giocata, e questa offerta è stato solo un incentivo in più per buttarmi in questa nuova avventura quando tornerò da Dubai. Fortunatamente riuscirò a restare vicino alla pallavolo".


Che cosa ne pensi del fatto che nel volley non ci siano contributi validi ai fini della pensione, pensi che ci si arriverà come ad esempio è avvenuto nel calcio?

"Nei giorni scorsi ho discusso parecchio con qualcuno della generazione prima della mia, si sono lamentati del fatto che anche negli anni passati (vent’anni fa) si era arrivati molto vicini a decidere se passare al professionismo o rimanere a livello amatoriale e anche loro erano arrabbiati perchè i giocatori con gli ingaggi più alti non faranno mai la riduzione di stipendio del 50 % per dare possibilità alla società di versare i contributi. E’ un argomento abbastanza delicato. Personalmente credo che con l’introduzione del professionismo e della pensione si tutelino molto i giocatori che prendono un po’ di meno anche perchè adesso come adesso bisogna far durare il più possibile la carriera per poter avere una tranquillità economica per mantenere la propria famiglia e poi il futuro te lo devi comunque creare tu. L’argomento è delicato, ognuno per ora guarda i propri interessi, finchè i pallavolisti non si uniranno in un unico coro sarà dura: è chiaro che finchè ci sono interessi da una parte e dall’altra diversi si farà fatica a trovare un accordo".

Che differenze sostanziali hai trovato rispetto all'Italia giocando in campionati esteri?

"Le differenze sono enormi. All’estero la pallavolo è business, non è squadra, non è “attaccamento alla maglia”, è solo semplicemente business: tu sei uno straniero, è chiaro fin dall’inizio tu da straniero devi fargli vincere le partite. Se così non è cambiano. Questa cosa te la dicono il primo giorno in cui arrivi, lo respiri ogni allenamento, dopo ogni sconfitta e spesso anche i giocatori che sono con te te lo fanno pesare, quindi c’è molta chiarezza , le cose sono semplificate, ma c’è anche tanta pressione. Chi dice che a giocare all’estero non c’è pressione sbaglia, ce n’è anche di più! Poi bisogna essere anche bravi a gestirsi, perchè ti trovi anche in condizioni a volte in cui gli staff medici, fisioterapisti, dottori, staff dirigenziale sono praticamente inesistenti, se non sei bravo a gestirti è difficile trovare un supporto".

Come pensi che si trasformerà il volley in seguito all'emergenza sanitaria?

"Sinceramente non lo so proprio. Di sicuro giocare a porte chiuse come si è detto più volte non ha molto senso per me. Sono fermamente convinto che giocare senza tifo non ha nessuna logica".

Il tuo avversario più temibile da superare a muro?

"Ce sono stati molti tosti! Quando mi allenavo a Verona contro Boyer veniva fuori sempre una bella sfida, ci divertivamo parecchio, lui è un gran muratore e saltatore, ha un buonissimo tempo a muro quindi non era facile mettere giù la palla con lui davanti".

Il compagno di stanza più fedele nelle tue avventure in Nazionale?

"Ne ho avuti tre. Ho avuto Paparoni nelle nazionali giovanili, l’ho ritrovato il primo anno a Macerata, a cui sono molto legato, abbiamo passato bellissimi momenti insieme; forse quello con cui sono stato di più in Nazionale seniores è stato Cernic, “matto da legare” in senso buono, io invece ero quello più razionale, ci hanno messi insieme ed eravamo una coppia stranissima, poi l’ultimo è stato Parodi, con lui dovevo mettergli la sveglia, svegliarlo la mattina, dirgli a che ora andare a letto, insomma un bravissimo ragazzo ma ricordo con affetto la sua testa sulle nuvole, mi hanno “affidato” negli anni sempre personaggi particolari di cui “prendermi cura”.

Il momento più bello ed emozionante della tua carriera?

"Posso dire che è stato il bronzo alle Olimpiadi del 2012 perché ho coronato diversi sogni: il primo quello di poter partecipare ad un’Olimpiade, il secondo di arrivarci da capitano e il terzo perchè prima dei quarti di finale contro gli Stati Uniti, partita da dentro o fuori mia moglie mi aveva comunicato che saremmo diventati genitori, lì ho capito che sarei diventato padre e quindi è stato bellissimo. Quarto, siamo riusciti a vincere la medaglia, infine volevo portare Bovo sul podio con noi, ci sono riuscito e di questo sono veramente felice".

 

Servizio e foto a cura di Linda Stevanato

 

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